Lavoro dipendente e lavoro autonomo, chi la vince?

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Nella instancabile diatriba tra il lavoro dipendente ed il lavoro autonomo, sembra che, soprattutto negli ultimi anni, complice la crisi economica che attanaglia sempre di più le imprese, la cosa da scegliere e che permette un minore rischio sia proprio il lavoro dipendente.

Tuttavia, non è sempre così: in molte città il lavoro dipendente non esiste, non vi sono possibilità di carriera, le aziende chiudono, le imprese falliscono, e la possibilità di trovare un’occupazione si riduce davvero ai minimi termini. In condizioni come queste, diventa realmente difficile affrontare la ricerca del lavoro, perché le possibilità di trovare un impiego che non sia una sorta di sfruttamento sono davvero poche.

Dall’altro lato, anche aprire un’attività può essere pericoloso oltre che dispendioso: in un momento in cui le aziende chiudono perché sopraffatte dal peso delle tasse e della burocrazia, può essere considerato stupido avviare un’impresa, anche perché se non si hanno dei capitali solidi da cui partire, nel giro di poco tempo si potrebbe rischiare la chiusura dell’azienda stessa.

Qual è allora la migliore soluzione? Chi vince nell’eterna lotta tra il lavoro dipendente o il lavoro autonomo?

A parte le problematiche legate all’assenza di lavoro ed al periodo di crisi che l’Italia sta attraversando, bisognerebbe affidarsi ad alcune considerazioni interessanti: le persone creative, che non riescono a sottostare ad ordini da parte di terzi, potrebbero sentirsi soffocate dal lavoro dipendente, oltre che rischiare di non esprimere tutta la loro creatività e le loro energie. D’altro canto, chi non ha il coraggio di prendere delle importanti decisioni e di assumersi le responsabilità del caso, potrebbe non essere adatto alla vita da imprenditore.

Su queste considerazioni vale la pena di riflettere personalmente, perché è proprio lì che si cela la risposta alla continua ed eterna lotta tra il lavoro dipendente ed il lavoro autonomo: il primo è più indicato per persone che non vogliono “rischiare” e che vogliono avere la sicurezza economica di un lavoro fisso, e che naturalmente non sono avvezze per i cambiamenti; il secondo, invece, è più indicato “a chi non riesce a stare fermo”, a chi ha sempre la testa piena di idee e non potrebbe mai sopportare di ascoltare e seguire ordini da nessuno.